Sì, sì, pinito.
Ciao Estate 2009, anche con te abbiamo concluso. Sono finalmente tornata a casa, quella campana. Starò qui una settimana, il tempo di disfare la valigia estiva e di rifarne un'altra, far sparire tutto ciò che potrebbe esserci di compromettente in giro, caricare gli scatoloni in macchina e via.
Maddaloni e Caserta non mi mancheranno. Le mie preferenze sono sempre state per Napoli, grande e sofferente. Una specie di Polifemo accecato e agonizzante, è per terra che si contorce e la gente, invece di aiutarlo, lo prende a calci. Nord, Sud, Centro, non c'è differenza: quando le persone vogliono far del male sono tutte estremamente identiche. Non c'è dialetto né tradizione che tenga.
Dicevo quindi che la mancanza di Maddalocchio e Caserta non la sentirò, cosa mi dovrebbe mancare, poi? La Reggia? Che non sono nemmeno in grado di curare? E non mi spuntate fuori con gli articoli che dicono che il giardino della Reggia è stato nominato il più bello d'Italia perché quel giudizio si riferisce al Giardino Inglese e, insomma, se tenevano male anche quello erano proprio dei cani della peggior specie. Con tutto il rispetto e le dovute scuse ai veri cani. Massì, in fondo che glie frega, adesso stiamo a vedere per quanto tempo si crogioleranno del bel voto preso al compitino. Che mestizia, mi fanno veramente passare la voglia di fare qualsiasi cosa. Adesso chiudiamo qui, però, non ho voglia di incazzarmi. A Napoli ci andrò quando ricapiterò in zona. Dopotutto anche Totò viveva a Roma e "funicolare senza corrente" rimane uno dei miei insulti preferiti.
Io poi voglio gli Inverni veri, voglio gli Inverni freddi e secchi, voglio mettere quei maglioni pesanti e colorati che qui ero costretta a tenere nell'armadio a causa delle temperature troppo elevate. Voglio andare in bicicletta evitando di rischiare la vita ogni volta che metto piede fuori dal portone.
Si torna a casa, com'è andata questa Estate? Quella solitaria o in compagnia? Entrambe.
Mah. Non male. Tutto sommato è andata bene, le premesse erano peggiori.
Mi è dispiaciuta la non-presenza di Dario, ma in fondo a qualcosa è un po' servita, ergo non mi lamento.
Mi è servita a capire che in realtà sono ancora avvilita. Che qualsiasi chitarra fa lo stesso suono se sei tu a suonarla. Che sugli scogli ti fai il culo quadrato con tanti buchetti, però il dolore lo si sente solo quando ci si alza, barcollando, per tornare a casa.
Non abbiamo bevuto nulla eppure non siamo riusciti a finire il cruciverba senza quadratini neri, quello è difficile, eh, però è ben poca cosa rispetto alla stessa versione su La Settimana Enigmistica. Quella sì che spacca il culo.
Che fine hanno fatto i DiPiù? C'erano, ma ne ho sfogliato solo uno. E Il Venerdì? Li ho letti a casa mia, seduta sul mio scomodissimo letto.
Abbiamo disertato Torrepaduli preferendo delle sane ore di sonno in più, stiamo diventando proprio vecchi.
I fuochi però li abbiamo visti, il panino di Ferragosto ce lo siamo pappato, tutto dall'interno del cantiere che comunque era sulla spiaggia, proprio nel posto dove ci siamo sempre messi noi. Ce l'avranno recintato apposta? Quel posto tra un anno o due non esisterà più, sai? Ci saranno delle sane ed allegre vasche di scolo, perché in fondo abbiamo sempre un porto vicino. E la salute del mare è più importante del nostro posto per i fuochi.
Avrei voluto vederti mentre suonavi in quel posto che fa tanto Grecia, dimenticando di essere nei dintorni di Lecce o Brindisi. O quella roba lì, insomma. Eccomunque non ci credo che l'anno prossimo vuoi stare a Leuca da Giugno ad Agosto e che festeggeremo il compleanno di Dario con tanti rustici tricasini. Proprio no.
"Perché dovrei venire in quella città di merda?"
Per me. Perché ci sono io, mi pare ovvio.
Ovvio un cazzo. Non è ovvio. Va be', ma tanto io mica l'ho detto, nonnò. Ho fatto spallucce.
"Boh... Qualcosa da fare a Milano lo si trova sempre."
Ah, volevo anche dirti che vi sono vicina. Mi piacerebbe esserci anche fisicamente perché quando è successo a me sono impazzita e gli altri sono rimasti lì a guardarmi.
Ma in fondo proprio di me non avete bisogno, quindi va bene così.
Diciannove anni e si va per la fine di un'era.
Diciannove anni e si va per la fine dell'adolescenza.
La mia è stata un po' contorta, probabilmente vuota e noiosa se paragonata a quella dei miei coetanei.
Tuttavia, non mi dispiace affatto. Ho fatto tante piccole cose che mi hanno permesso di venir su abbastanza bene, anche se con poca consapevolezza della realtà che mi circonda. Ma è stato innamorandomi di questa, così innocua all'apparenza, che ho lasciato andar via il treno, senza alcuna conseguenza giuridica.
Materialmente non mi è mancato nulla e sono contenta.
Un disegno venuto bene, una bella canzone ascoltata dopo tanto tempo, un libro, un fumetto o un film che mi è piaciuto, scavare nei cassetti alla ricerca di ricordi, passeggiare da sola pensando a quante foto avrei potuto scattare se mi fossi portata la macchinetta: finora la mia vita è andata così. I cambiamenti ci vorrebbero, ma so già che non sarei in grado di gestirli e finirebbero per rivoltarmisi tutti contro.
Ci sono delle volte in cui potrei sembrare quasi di esser vecchia, soprattutto quando mi capita di intraprendere discorsi seri. Non è così: io mi sento sempre una ragazzina inesperta che aspetta con trepidazione il momento in cui anch'essa sarà protagonista. Senza accorgersi che è passato, tra l'ansia dell'attesa e miriadi di progettini. È passato come quel treno.
Ho fatto bene a non superare la linea gialla.
Grazie ancora una volta, Gloglì, per i meravigliosi doni, per la tua presenza quest'oggi e per la tua sopportazione. Non sono una persona facile nè da seguire, nè da gestire. Il fatto che tu ne sia in grado mi sorprende sempre e mi riempie di gioia. Due righe stronze su un blog non bastano a dirtelo e io non lo dimostro mai abbastanza.
Grazie, ma anche scusa.
In questi giorni non mi va di fare assolutamente nulla.
Non sono ancora entrata nell'ottica dello studio universitario e come potrei dal momento che non studio più dalla seconda media.
Non mi va di uscire, nemmeno da sola.
Non mi va di vedere gente, soprattutto se si tratta di facce a me poco note.
Non mi va di leggere nè tantomeno di ascoltare musica. I Beatles stavolta possono solo guardarmi dallo scaffale.
Non mi va di scrivere perché non ho la più pallida idea di cosa buttare giù a parte una lista delle cose che non mi va di fare.
Non mi va di svegliarmi la mattina perchè in questi giorni non sto affatto dormendo.
Non mi va di stare davanti al pc, ma lo faccio lo stesso perchè così almeno ho una scusa per non uscire.
Non mi va di vedere film o video, mi scoccerei solo a mettere il DVD nel lettore o ad aprire il video che mi interessa.
Non mi va di cambiarmi. Starei tutto il giorno con il pigiama o la tuta o qualsiasi vestito abbastanza comodo per stare in casa.
Non mi va di disegnare. In effetti, è da tantissimo tempo che non lo faccio, ma ora mi va meno che mai.
Non mi va di alzarmi dalla sedia, nè per andare in bagno, nè per andare a bere, nè per raggiungere qualsiasi oggetto che non sia a portata del mio braccio.
Non mi va di mangiare, ma sono costretta perchè, se mi rifiutassi, mia madre mi farebbe uno shampoo con il pranzo.
Non mi va di sentire, niente e nessuno. Se fosse per me, mai come ora, disattiverei l'udito.
Non mi va di pensare. A dirla tutta, avrei poco su cui riflettere, ma è anche vero che quest'attività è tipica di quando non ho niente da fare.
Non mi va di pagare la tizia di Ebay, ma devo farlo sennò mi manda la controversia e io ho bisogno di avere tutti gli Urania in circolazione.
Non mi va, tuttavia, di spendere soldi in generale. Un po' perchè mi ritrovo, dall'oggi al domani, con i fondi contati.
Non mi va di buttare le calze che ho ai piedi, anche se bucate. Le ho comprate la prima volta che sono andata all'Outlet di Valmontone e voglio che mi rimangano fino a quando non sarò io a decidere di liberarmi di tutto.
Non mi va di ricordare. Vorrei che, almeno per oggi, la mia memoria fosse resettata, come la famosa tabula rasa sulla quale l'esperienza dovrà scrivere tutto.
Non mi va nemmeno di dimenticare, però. Sono stata condannata ad avere un ottima memoria soprattutto per quanto riguarda fatterelli stronzi della mia vita. Che poi, son stronzi per gli altri, per me no.
Non mi va di entrare in depressione per l'ennesima volta. Ma ormai ci sono, ergo fa niente.
Non mi va di avere mal di testa e mal di stomaco la mattina, soprattutto perchè l'Aspirina C in casa mia è finita e la Tachipirina effervescente fa schifo.
Non mi va di scrivere questo post, ma ormai l'ho fatto ed è meglio finirlo.
Non mi va di fare la persona allegra perché in questo momento non lo sono affatto.
Non mi va di dare nessuna spiegazione di alcun tipo alla gente. Non mi interessa se se la merita o meno.
La mia felicità post-estiva, come si può constatare, è finita del tutto. Quest'anno è durata anche troppo, non so se ritenerla una fortuna o no.
La mia felicità in generale, invece, è morta il 13 Ottobre 2004.
Due anni fa c'era una persona che, per criptare il nome, chiamerò Tonno.
Il tutto durò solo qualche giorno, ma vi conoscevate bene. Di quei fatti, di ciò che era successo prima e che sarebbe successo dopo, non ne sono a conoscenza.
Tonno aveva la testa altrove, ma, anche in caso contrario, non ti avrebbe dato molto credito: se ad una persona non interessi in nessun modo, non è che si possa far molto.
Tuttavia, all'epoca questo non l'avevi capito. Oppure lo sapevi, ma non te ne facesti una ragione, pensando di essere realmente interessato.
In vino veritas. No, proprio vino non era, bensì altre saporite brodaglie alcoliche, che mai nessuno han dispiaciuto.
Tu eri sempre vicino a Tonno. Tonno invece scivolava di qua e di là, in una ridicola ed inconscia ricerca che aveva spesso come vittima il primo malcapitato.
Si rideva, e anche tanto. Naturale conseguenza dell'obnubilazione dei nostri sensi.
Tonno si lasciava andare a slanci di affetto, e tu, annebbiato, ne ripetevi i gesti.
Un anno fa, poi, c'ero io.
Anzi no, esagero. Io non ci sono mai stata sul serio. Sono una sorta di tappa obbligatoria in un percorso mancante di scorciatoie e vie di fuga, una tappa che non è possibile saltare, ma della quale si farebbe volentieri a meno.
Un anno fa io non c'ero, nonostante riesca ogni volta a convincermi del contrario.
Credo ci fosse un'altra persona ancora, probabilmente Minerva.
In vino veritas. Son successe ancora altre cose, soprattutto quando la nebbia era lì, e non si sarebbe diradata se non prima di qualche oretta.
Minerva, forse, ti ha pensato solo come amicizia, e come dar torto alla sola considerazione di una limpida distesa d'acqua a dividere tutto.
Tanto è stato detto e tanto è stato fatto.
Tonno e Minerva sono solo due dei tanti pianeti che ruotano nel tuo sistema. Anche io ne faccio parte, ma probabilmente sono il solito asteroide destinato a girovagarti attorno ancora per molto tempo, sopperendo ad un destino che non ho voglia di costruirmi.
Oggi piove... Non ha smesso per tutta la mattinata e sembra che abbia ancora intenzione di continuare. A scuola ero molto triste (come al solito) , lo sono ancora, e ho scritto questo:
Ai miei amici, lontani e vicini.
Con tutto il mio affetto e l'augurio di tanta felicità. Che la vostra luce possa brillare... Sempre.
Il cielo piange stamane,
L'aria è fredda e tutt'intorno è grigio,
Marzo è qui e l'Inverno anche
E il cielo piange.
Ma perchè? Qualcosa turba la tua quiete?
Non disperare... Il sole tornerà a splendere
E la tiepida brezza primaverile spazzerà via il triste nembo che oggi ti angoscia.
E io, cielo, mi sento come te.
Nel mio cuore c'è sempre una grande pioggia.
Cosa mi turbi non saprei,
E sono qui, che aspetto la mia brezza e il mio sole.
Amici... Spazzate via la mia tristezza,
Asciugate il mio triste cuore con il vostro calore.
Qualsiasi problema vi affligga io ci sarò, non vi lascerò soli... Cercherò di esserci!
Un grazie per tutto,
Vi voglio bene.
Quando sono a scuola mi viene sempre voglia di scrivere. Per esempio, questo è quello che ho scritto oggi nell'ora di Matematica e Fisica. Chissà che non riesca a ricavare qualcosa da tutte queste stronzate. Blog mio, ancora una volta ti affido i miei pensieri.
É strano, sai? Quando suoni è come se ti estraniassi da tutto... Entri in un nuovo mondo e non senti nessuno.
Le tue dita scorrono sulla chitarra creando accordi perfetti, sei consapevole di ciò ma, se ti rivolgessi la parola, ti limiteresti ad annuire, con gli occhi persi nel vuoto.
Una canzone ricorre, la suoni sempre ed è bellissima. Ogni volta che l'ascolto non posso non pensarti. In tua compagnia, ho trascorso bellissime ore, ridendo e scherzando... E i miei problemi sembravan lontani.
Ma adesso? Passerò altri così bei momenti?
É strano, sai? Quando suoni è come se ti estraniassi da tutto. Entri in nuovo mondo...
Mi porteresti con te?
~ É facile essere buoni quando non si è innamorati ~
(C. Pavese)
Pavese aveva ragione.
E forse è per questo che i miei sentimenti sono così contrastanti. Esattamente come Catullo, odio e amo.
Ti voglio tantissimo bene, forse non immagini neanche quanto. Un amore a senso unico e non potrebbe che essere altrimenti.
Questo adesivo mi fa tornare in mente quando, 3 anni fa, cominciai a cimentarmi nello scrivere poesie.
Non ricordo esattamente perché lo feci o cosa successe, ma so solo che cominciai. Penso di non essere fatta per scrivere poesie e alla fine di ciò mi ritrovai con un mucchio di frasi che non avevano nessun collegamento logico. Forse potrei dividerle e creare cose stile aforisma... Boh.
Al momento non mi sento di fare niente, sono troppo persa nei miei pensieri.
Quem mihi dabis qui aliquod pretium tempori ponat, qui diem aestimet, qui intellegat se cotidie mori?
.Lavinia?.
Classe 1989, tramonto degli '80s, ma col muro di Berlino in piedi. Bibliomane, cinefila e cinofila. Nemica del popolo, stranamente ancora abbastanza sportiva, finta fotografa, viaggiatrice solitaria, alcolista ben affermata. Disegnatrice senza più ispirazione, ex-musicista, ma ancora appassionata ascoltatrice di tutto quello che le si para davanti. Con le dovute cernite, s'intende.
Un paesino a sud di Caserta non è esattamente l'ideale, soprattutto se gli unici treni per raggiungerlo sono quelli della tratta via Cancello. Passate di qua? Portate i miei saluti in famiglia.
Io sono uno,nessunoe centomila. Sono here,thereand everywhere.Porcoggiuda, quantiaccount inutiliche c'ho.
L'ipocrisia, 3/4 del genere umano, la moda, il razzismo, le violenze sugli animali (in particolare i cani) , il sole troppo forte e la troppa afa.
.Et amo.
L'umorismo surreale, l'ironia e il sarcasmo, conoscere nuove culture, Dario e Giacomo, la mia Gloglì, la mia cagnolina, l'arte in tutte le sue espressioni, le arti marziali.
.Books.
In fase di lettura
.Music.
.Movies.
Ultimo film visto
.L'angolo degli Altarini.
Beatles
John, Paul, George, Ringo. I Fab Four, i Baronetti, quelli degli anni '60. Loro comunque.
Ludwig van Beethoven
Non il cane, ma quello da cui prende il nome. Provateci voi a suonare e comporre senza averci l'udito, stronzetti.
Charlie Chaplin
Charlot, sì, quello coi baffetti, la bombetta e il bastoncino.
Charles M. Schulz
Il creatore dei Peanuts. Chi sono i Peanuts? Mi rifiuto di spiegarvelo, cercate su Google. In ogni caso, il mio personaggio preferito è Schroeder.
Luigi Pirandello
In realtà questa potrebbe essere un'opzione random, ma diciamo che lui ha scritto tutto lo scrivibile ed ha tutto il mio affetto.
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